Unicamente una passione per dipingere, derivata dalla frequentazione dell'Istituto d'Arte di Trento tanti anni fà. Ho intrapreso poi una strada completamente diversa, e quindi questo è anche un modo per sentirmi ancora legato a quel mondo creativo e colorato.
Prediligo la tecnica dell'acquerello per la sua rapidità di esecuzione, e l'aspetto arioso e trasparente che essa infonde. Tuttavia la ritengo anche di difficile esecuzione, pur oramai basandomi esclusivamente su di essa per i miei lavori.
Sulla magnifica esplosione di colori e tinte, che si possono ammirare durante la stagione dell'Autunno in Trentino, ne ho già parlato precedentemente, e ho già postato su questo argomento qualche pittura. Ovviamente si tratta di un tema di forte ispirazione, dove posso sbizzarrirmi con sfumature e sovrapposizioni di interessante e piacevole intensità cromatica, implementando i tradizionali colori del verde e del marrone, con rossi, aranci e gialli tipici del territorio in questo periodo. Ho volutamente poi proseguito nel mio intento di mutare leggermente la tecnica. Ossia bagnare la carta, e stendere senza troppa attenzione il colore, evitando di proposito la cura di alcuni contorni, ma provocando volutamente sovrapposizioni di tinte diverse. Completare poi con alcuni particolari quasi monocromatici e di colore spesso e risaltante. L'immagine che vi propongo risale ad un Autunno di qualche anno fà, e si tratta di una veduta ripresa sulle alture del monte Bondone, la montagna tipica di Trento. Mi piaceva cogliere la distesa erbosa dall'intensità dell'infinito, sul cui orizzonte campeggiano poi gli abeti e i pini splendidamente accesi delle più belle tinte stagionali.
Il panorama che si può ammirare in queste zone meriterebbe più di un BLOG intero, e mai credo potrebbe sostituire l'incanto che montagne, boschi e cielo riescono ad infondere al viaggiatore o turista che si trova a passare da quelle parti. La valle è comunque anche disseminata di piacevoli borghi e paesini dalla caratteristica architettura alpina, dove la componente del legno e dei fiori, trova la sua massima espansione in balconi, steccati, tetti e costruzioni varie. Questo scorcio è riferito alla capitale ideale della valle Moena, comune rinomato e conosciutissimo per bellezza generale, e dove per me è ogni volta d'obbligo una sosta per il recupero della memoria. Difatti è proprio qui che tanti anni fà, iniziai un lungo percorso lavorativo, di cui ancora adesso sono partecipe. Ho qui voluto fissare lo scorrere del torrente "Avisio", che scende lungo la vallata fino in fondovalle, attraversando pure la non meno bella valle di Fiemme.
Questa invece è sempre un'immagine della vallata. Scattata per così dire "al volo", così senza troppo prendere la posa o valutare prospettiva e profondità. Mi piace catturare la visione rapida e sfuggente, per poi eventualmente valutarne la possibilità di tradurla su carta con pennello e colore. Ho voluto in questo acquerello cercare di variare un attimo il mio solito modo di dipingere. Meno preciso e contornato, ma utilizzando la carta bagnata sulla quale stendere di getto il colore senza eccessiva attenzione. Ovviamente alcuni particolari sono stati poi ritoccati per evitare un effetto troppo macchiato. Proverò a vedere se, almeno per visioni più ampie e ariose, questo sistema potrebbe dare risultati positivi. Intanto un grazie di cuore a tutti voi che mi seguite, sia chi posta gentilmente un commento, che chi invece preferisce unicamente osservare.
La prospettiva stradale corre fra splendide distese di erba e boschi freschi e rigogliosi. In fondo si intravedono i massicci dolomitici, sui quali il percorso diventerà erto e tortuoso, raggiungendo luoghi internazionalmente apprezzati e frequentati come il passo Pordoi o il passo Sella. Mi trovo a transitare lungo la val di Fassa, credo uno dei posti più affascinanti e paesaggisticamente meravigliosi di tutta la regione Trentino Alto Adige. Uno spettacolo naturalistico davvero denso e significativo, dove la bellezza della montagna e del suo ambiente, raggiunge vertici di tipicità e splendore fra i più incantevoli. Sono quindi tornato ai miei colori, cercando per quanto possibile, di mantenere la cromaticità evidente degli ultimi lavori. Mi piaceva inoltre questa visione, che racchiude in sè il senso del viaggio e del transito, come a ricordare piacevolmente una giornata di prima Estate trascorsa nell'ambito di una gita in quei posti unici e di sempre rinnovato fascino.
“E' significativo poi come vita e acquerelli per noi vadano in coppia. Li usiamo per mostrare parti del nostro cammino e luoghi e storie ed emozioni che ancora sanno commuoverci.”
Prendo come spunto queste parole del caro Luigi, da egli postate quale commento al mio acquerello precedente. Ciò che l’amico vicentino ha espresso, è quanto mai di più vero possa esserci, specie anche per me che, eseguo questi lavori a distanza di tempo basandomi su di un’immagine fotografica scattata invece anche qualche anno prima.
Ci sono luoghi impressi nella nostra memoria che evocano situazioni, stati d’animo e sentimenti forti e vissuti. Frammenti di vita e di cuore che circolano nell’anima, i quali ogni tanto urtano il ricordo e, quasi simbolicamente, richiedono di loro una piccola celebrazione, non solo col pensiero ma anche con lo strumento del pennello e del colore. Un ridare forma e visibilità a quanto di bello è accaduto, e che un semplice tratto paesaggistico ben può richiamare.
Qui ci troviamo sulla sponda bresciana del lago di Garda, dove l’amalgama di colori estivi compone una delle tavolozze più belle e cangianti. Avevo promesso di osare di più con le tinte accese, e credo di avere in qualche modo mantenuto il mio proposito. La forza cromatica scaturisce non solo da un desiderio di maggior sicurezza esecutiva, ma anche dal valore dei ricordi che, con rinnovata potenza, espandono sulla carta tutta la loro vitalità e ne fissano al contempo la nostalgia.
Il fiume Sarca, col suo andamento tortuoso che sfila fra le montagne giù fin verso il lago di Garda, è il protagonista di questa immagine colta al volo nel territorio del comune di Pietramurata. Spesso mi fermo con la moto o la macchina e, colta un'inquadratura che mi sembra interessante, scatto in pochi secondi la mia fotografia. Il tutto secondo un'ottica previdente sulla buona riuscita della futura immagine dipinta. La zona a cui si stà facendo riferimento con questo acquerello, è a mio parere molto bella, caratterizzata da piccoli agglomerati e appezzamenti coltivati a vigna o ad alberi da frutto. Un paesaggio delicato che risente del già nominato su questo BLOG, clima mite del bacino del Garda, e di piccoli anfratti di verde sui quali poi dominano le sponde quiete del lago di Cavedine. Zone non eccessivamente frequentate, ma sottoposte ad una manutenzione di luoghi e cose, a piacevole misura umana, e rendenti al meglio questa natura rigogliosa e straordinariamente delicata per forme e colori.
La valle del Sarca si viene a collocare in un ideale anticipo alla zona del bacino del Garda, del cui clima mite e gradevole spazio panoramico, sembra già darne ampio risalto. E' percorrendo la strada che, da Trento conduce fin verso l'estremo meridionale della provincia, si ha modo di transitare nei pressi di questo antico castello medioevale. Luogo sicuramente affascinante, e caratterizzato dalla sua ubicazione nei pressi dell'omonimo laghetto, la cui luminosità acquatica, ne valorizza il piacevole aspetto paesaggistico. Il tutto poi immerso in una vegetazione rigogliosa e dolci rilievi collinari. L'immagine che ho fissato, non evidenzia principalmente il maniero, ma mi piaceva lo scorcio preso da lontano e attaverso gli alberi che contornano lo specchio lacustre. Forse un pò meno immediata e descrittiva, ma egualmente stimolante e curiosa per un posto dalle sfacettature un pò fiabesche. Penso che tornerò con altre istantanee di questo luogo, anche perchè mi piace molto l'accostamento acqua e vegetazione, sul quale imporre la figura della antica costruzione.
Girovagando fra le vallate della mia regione, vengo quasi sempre attirato dalle piccole frazioni e borghi isolati, i quali a mio parere ben testimoniano una certa e specifica architettura e non solo dell'arco alpino italiano. Pure io ho vissuto per un lungo periodo della mia vita in uno di questi centri, luoghi fortemente attaccati ad un loro passato di vita rurale e contadina, e connotati da tutta una serie di forme e colori peculiari. La tinteggiatura leggermente sbiadita di colori pallidi e quasi neutri, gli ampi balconi dove solitamente si ponevano a seccare le pannocchie di granoturco e l'infinità di scantinati e anfratti simili sotterranei, dai quali emergeva l'immancabile "bocca di lupo" o la finestra bassa dai vetri oscurati. Il tutto immerso in un'atmosfera silenziosa e rarefatta, specie in quei posti distanti dai più vasti centri urbani, là dove la sera giunge presto così come l'Estate è breve e la Natura cesella forme, colori e tipologie umane delle quali mi sento ineluttabilmente parte integrante.